Concept 2017 - Tra la memoria e l'oblio

Concept 2017 - Tra la memoria e l'oblio

 

Che cos’è la memoria? Di quanta e quale memoria abbiamo bisogno?
La memoria è la capacità di conservare informazioni, generare ricordi, fondare la conoscenza.
Eppure essa è uno strumento fallace e i ricordi non sono dogma.
Non solo tendono a cancellarsi con gli anni ma, spesso, si modificano, si accrescono incorporando elementi estranei.
La memoria è inaffidabile così lo sono i nostri ricordi.
In quale linguaggio, in quale alfabeto essi sono scritti, su quale materiale, con quale penna?
Questa la domanda.
La memoria è falsificata da numerosi agenti: i traumi, l’interferenza da parte di altri ricordi concorrenti, rimozioni, falsi ricordi e, anche nella normalità, vi è una lenta degradazione a cui pochi ricordi resistono.
La frequente rievocazione mantiene il ricordo vivo - certo - ma è anche vero che un ricordo troppo spesso evocato, ed espresso sotto forma di racconto, tende a fissarsi in uno stereotipo, in una forma collaudata dall’esperienza cristallizzata che si installa al posto del ricordo grezzo e cresce a sue spese.
Allora, ancora, la domanda: che cos’è la memoria?
Nella storia, poi, la ricerca della verità è legittima e necessaria solo se è all’interno di un progetto e aiuta l’elaborazione di un senso critico dei nostri valori.
Alle volte analizzando gli strabusi possibili, che della memoria si fanno, sarebbe lecito domandarsi se l'oblio non sia meglio del ricordo.
Dimenticare è un diritto legittimo allora?
Pretendere il ricordo di avvenimenti dolorosi del passato, per esempio la morte, è semplicemente assurdo.
Mantenere la memoria del male subìto può condurre a reazioni di vendetta, così come l'oblio potrebbe condurci a strade funeste.
Nella vita affettiva dell’individuo la rimozione, per esempio, è centrale, ma l’uso che ne potrebbe fare il soggetto riportando alla coscienza certi eventi non sempre è controllabile.
Nella vita pubblica, poi, il ricordo del passato non ha in sé stesso la propria giustificazione, ma richiede un processo di trasformazione che consiste nel passare dal caso particolare a una massima universale, ad un principio etico, legittimo in sé stesso, e non soggettivo, caro o condiviso.
Esso dipende da una scelta di valori e non dalla fedeltà del ricordo.
La commemorazione rituale è nefanda quando si limita a confermare nel passato l'immagine negativa degli altri o la propria immagine positiva e svia la nostra attenzione dalle urgenze presenti, procurandoci una buona coscienza a pochi soldi.
In questi frangenti si diventa militanti della memoria.
Di fronte ai richiami contro l’oblio e a favore del dovere di memoria si cela non un invito al recupero della memoria e alla giusta interpretazione del passato, semmai la difesa di una selezione, di alcuni fatti fra gli altri: quella che assicura ai suoi protagonisti di mantenersi nel ruolo di eroe, di vittima o di moralizzatore.
Il passato storico non ha una realtà ontologica in sé, non detiene da solo alcun valore: senso e valore vengono da noi che li interroghiamo e li giudichiamo.
Il passato potrà contribuire tanto alla costituzione dell'identità, individuale o collettiva, quanto alla formazione dei nostri valori, ideali, princìpi.
Questo legame ai valori è essenziale e, al tempo stesso, limitato.
Il passato può nutrire i nostri princìpi di azione nel presente: non per questo ci rivela il suo senso.
Il razzismo, la xenofobia, l'esclusione che colpiscono oggi gli altri non sono identici a quelli di cinquanta, cento o duecento anni fa, non hanno né le stesse forme né le stesse vittime.
La sacralizzazione del passato lo priva di ogni efficacia sul presente.
Ma l'assimilazione pura e semplice del presente al passato ci acceca su entrambi e provoca, a sua volta, l'ingiustizia.
La via fra sacralizzazione e banalizzazione del passato può sembrare contorta e tuttavia esiste.
Da questo punto di vista la letteratura, che lavora e ragiona con le parole, è depositaria di memoria, di cura e precisione.
Chi ne ha a cuore le sorti deve usare parole precise e deve incarnare le parole che dice appartenendo e includendo la memoria all’onestà e all’etica.
Questo il tema, queste le domande che ci porremo a Cagliari, a Leggendo Metropolitano.

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