Concept 2018 - Tengo famiglia - Leggendo Metropolitano

Concept 2018 - Tengo famiglia

Concept 2018 - Tengo famiglia

 

Ogni individuo porta sempre con sé la propria storia, i propri ricordi, gli aneddoti e le vicissitudini della propria famiglia. Lo sanno molto bene gli scrittori che, tra realtà e finzione, fanno sempre i conti con le proprie dinamiche familiari, con le storie di padri e di madri. D’altronde la letteratura si è sempre interessata del concetto di famiglia da Manzoni a Pascoli, da Pirandello, a Verga.

Ma cos’è la famiglia? Darne una definizione certa è cosa ardua soprattutto in questo momento storico in cui essa presenta molteplici interrogativi ontologici, epistemologici e etici.

La famiglia, intanto, è un luogo. È casa, è focolare, è nido ma anche laboratorio di universali concetti come rispetto, lealtà, amore, affetto. All’interno di questo spazio ogni individuo si forma e viene orientato verso la sua strada, la sua rotta, la sua matrice morale. Primariamente è un luogo di libertà anche se, talvolta, quando esce dai binari della scelta consapevole diventa vincolo, dovere, obbligo.

La famiglia ha anche a che fare con il tempo. Perché è storia di avi, di racconti fantastici e non, di vicende più o meno reali, di storie tristi e felici, quindi è (anche) memoria. Vivendo al futuro mirando alla progenie, alla sua continuità, alla sua stabilità emotiva ed economica, essa è progetto. È insieme di regole, di segni, di affinità e rappresenta in massimo grado l’appartenenza, la condivisione, la compartecipazione.

Allora potremmo forse dire che è famiglia, in tutte le sue molteplici forme e costellazioni, qualunque luogo ove un individuo definendosi, cresca e viva coi principi etici del rispetto, della lealtà, della compartecipazione e della condivisione, in cui l’affetto è condizione necessaria e la felicità di ogni suo membro è il grande obiettivo.  

In questo senso è strettamente correlata con il lavoro.  Lo avevano ben presente i Padri fondatori quando, nella nostra Costituzione, sanciscono che l’Italia è fondata sul lavoro. Ma avrebbero potuto scrivere, restituendo lo stesso significato, che la nostra Repubblica è fondata sulla famiglia. Perché solo con la dignità data dal lavoro, la famiglia può essere tale e raggiungere i suoi obiettivi naturali, vivere il presente decorosamente e progettare il futuro.  

Ha, parimenti, un nesso strettissimo con la scuola, perché solo tramite una giusta ed equa distribuzione del sapere, della conoscenza e dell’accesso alle competenze si garantisce un futuro lavorativo per i nostri figli.

La tendenza alla troppa cura ci ha portato spesso a fraintendere questi elementari processi e a protegger i nostri figli fino a ricorrere a pratiche amorali che hanno una relazione col nepotismo. Senza alcun progetto a lungo termine e una adeguata protezione della propria famiglia e dello Stato, si è sovente accettato di avere una trasmissione del lavoro da padre in figlio con pratiche simili al Medioevo a discapito di competenze, di produttività, del bene dello Stato e, infine, della famiglia stessa.  Un vizio morale - che per primo Longanesi definiva Tengo famiglia - in base al quale l'ethos di un individuo, di un'intera società, diventa un alibi in grado di neutralizzare e accettare alcuni comportamenti, omissioni, che sarebbero altrimenti moralmente disdicevoli, o ignobili, o perfino fortemente devianti.

Di questo si parlerà a Cagliari per la X edizione di Leggendo Metropolitano: di come un certo tipo di modus operandi ha generato idiosincrasie e contraddizioni, di come lo stesso modo di pensare e agire ha, invece, salvato e protetto con una sorta di familismo buono.

Cercheremo di porre e farci domande per meglio comprendere come, mettendo al centro la famiglia, si possa raggiungere un nuovo modello etico che porti a progettare un mondo migliore, cercando di rendere protagonista l’ascolto dell’altro, del diverso, della minoranza, senza dare risposte preconfezionate e populiste e mantenendo un sano pragmatismo conoscitivo.

Perché nessuno possa in futuro chiedere e supplicare, per sé e per i propri familiari Tengo famiglia senza provare una vergogna infinita.

 

 

man.gia

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